Al nastro di partenza due nuovi studi promossi da Fondazione Arianna, dopo l’approvazione da parte dei comitati etici dei centri coordinatori.

Le trombosi venose cerebrali sono una manifestazione poco comune di tromboembolismo venoso e possono coinvolgere le vene cerebrali e i seni venosi cerebrali.

È appena apparso sul Journal of Thrombosis and Hemostasis uno studio volto a verificare la variabilità nella risposta dei laboratori all'esecuzione dei test di coagulazione di base e dei test utilizzati per la misurazione dei livelli dei nuovi anticoagulanti orali, meglio definiti come anticoagulanti orali diretti.

L'utilizzo sempre più diffuso della terapia anticoagulante orale negli ultimi decenni ha determinato anche un incremento della complicanza più temibile, l'emorragia cerebrale (ICH), la cui mortalità è stimata in circa il 40-50% dei casi e severa disabilità residua nella metà dei pazienti che sopravvivono.

Il D-dimero è un biomarker di tromboembolismo venoso (TEV) molto sensibile, ma aspecifico. Può infatti essere elevato anche in altre condizioni, quali neoplasie, infezioni, traumi, scompenso cardiaco.

La malattia tromboembolica polmonare si presenta in modo estremamente eterogeneo, potendo variare da forme che mettono a rischio la vita del paziente fino a entità paucisintomatiche che spesso restano non diagnosticate.

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